Alcuni volti della Russia del ‘900: il duo pianistico Costa – Casanova (Sala del Trono c/o Palazzo Visconti di Brignano Gera d’Adda, “Il Castello Armonico”, 14 Ottobre)

Ciao a tutti!
Eccomi qui dopo qualche tempo con un nuovo articolo scritto per Le Salon Musical. Questa volta il concerto era dalle mani di due pianisti che conosco ormai da qualche anno, Sara Costa e Fabiano Casanova, che hanno regalato un’ora abbondante di musica davvero interessante e ben eseguita.
Qui potete trovare l’articolo editato dal sito. Condivido il testo anche qui, come sempre:

“Alcuni volti della Russia del ‘900: il duo pianistico Costa – Casanova

Un concerto dal programma corposo e ricercato, ma soprattutto interamente composto da musica russa quello del duo pianistico di Sara Costa e Fabiano Casanova: dalla Gogol Suitedi Schnittke, passando per il Concertino di Šostakovičfino alla Seconda Suite di Sergej Rachmaninov. Nella splendida Sala del Trono del palazzo visconteo di Brignano Gera d’Adda, abbracciata da un coro di raffinati affreschi, la scorsa domenica il duo ha emozionato il pubblico con un’ottima preparazione e un’intesa musicale notevole.
La poetica di Alfred Shnittke spinge – costringe, si direbbe quasi – atteggiamenti compositivi diversi a incontrarsi, a coesistere, concorrendo a creare atmosfere e sonorità nuove (si pensi, ad esempio, ai suoi Concerti Grossi, nei quali il nome, richiamando probabilmente quelli del grande Corelli, titola opere musicali dagli aspetti estremamente variegati, quasi dei collages di stili completamente differenti fra loro). Tali atmosfere e sonorità possono lasciare non poco “spaesati”, tanto per la tonalissima semplicità di certi materiali tematici quanto per l’effetto che si ottiene accostandoli a linguaggi meno consonanti. Non mancano, peraltro, nella Gogol Suite, palesi citazioni di autori antecedenti: spicca qui, su tutte, l’incipit della Quinta Sinfonia di Beethoven, con cui l’autore chiude in sospensione (non solamente armonica) l’Ouverture. A questa si succedono ben 6 altri brani dai titoli enigmatici e, se vogliamo, anche un po’ bizzarri: “Il ritratto”, “Il cappotto”, “I burocrati”, “Il ballo” e “Il testamento”. Gli ultimi due, senza togliere alcunché ai precedenti – specialmente a Il ritratto, lungo brano che mette in luce tutta la dimestichezza di Schnittke con la musica da film – hanno colpito per le atmosfere cangianti e la forte identità espressiva dell’esecuzione. Il ballo, con un tempodi valse, poi à la mazùr, e poi ancora quasi di polka, trasporta l’ascoltatore fra salotti un po’ enigmatici e misteriosi, danze popolari che, però, subendo quelle “sporcature” tipiche dell’autore, trasfigurano l’immaginario rendendolo più attuale, più vicino, meno sontuoso eppure tanto curioso. Bellissima la sezione in Allegro, eseguita con il giusto piglio. Ancor di più, Il testamento, con quella lenta conclusione su una melodia presa quasi in ostinato, che pare non riuscire a riposarsi, disturbata da isolati – e un po’ desolati – accordi dissonanti.
Dopo Schnittke è Šostakovič a prendersi il palco, con un brano piuttosto noto alle formazioni di duo pianistico: il Concertino Op.94,in La minore. Il titolo rende piena giustizia al tipo di scrittura pianistica, chiaramente evocativa di un’immaginaria orchestra (forse da camera?). In taluni frangenti l’opera non manca di preludere il successivo meraviglioso Concerto per pianoforte n.2, per i tipici lunghi passaggi a due ottave di distanza, la propulsione motivica quasi marziale e l’energia vigorosa contrapposti a momenti più quieti e cantabili. Il senso dell’insieme è stato reso perfettamente da Sara e Fabiano, con il giusto balancingcoloristico e una sincronia ritmica chiara e praticamente ineccepibile.
Infine, la bellissima – nonché celebre – Seconda Suite Op.17di Rachmaninov. Scritta nel 1901, differisce dalla prima (l’Op.5, del 1893) per l’assenza di palesi richiami poetici, e per il fatto che i nomi dei quattro tempi in cui si articola sono molto più tradizionali e legati alle forme musicali che alle ispirazioni personali.
L’Introduzione, in tempo di marcia, mette in luce tutta la pienezza e il calore della scrittura pianistica del compositore russo, alternando passaggi omoritmici ad altri più contrappuntistici. Degno di nota è il poderoso corale in fffdell’ultima parte, eseguito con un vero senso di maestosa grandezza. Il Waltz, dal tiro spigliato e leggero, è stato uno dei momenti più alti dell’intero concerto: da ricordare, in particolare, le sezioni meno mosse, nelle quali Rachmaninov sembra intessere le stupende melodie spiegate che riverserà nel famosissimo Concerto per pianoforte Op.18: qui il duo, unendo a un bel suono disteso, sereno ma vibrante la scelta di un tempo sensibilmente più tranquillo, ha fatto trasparire tutta la ricchezza espressiva del brano. Quindi la Romance, dai toni eterei e morbidi, e dalla cantabilità più intensa e profonda, quasi “da brughiera” – l’atmosfera è infatti molto simile a quella del lied Lilacs, dallo stesso Sergej rielaborato per pianoforte solo. Il fraseggio nobile ed eloquente è stato gestito ottimamente. A chiusa, una focosa, grintosa e affilata Tarantella, tanto ardua d’esecuzione – ottima la scelta di una sonorità meno “secca” del consueto, e l’esaltazione di voci interne sovente un po’ lasciate sottotono – quanto ricca di temi in insinuazione l’uno nell’altro (o l’uno sopra l’altro), tiene per l’ultima manciata di minuti il pubblico sul filo del rasoio per poi esplodere in un fortissimo conclusivo.
Tanti gli applausi regalati ai due pianisti, che, in cambio, concedono ben due bis: un caldo e sinuoso Tangodi Samuel Barber, e uno stravagante By Straussdi George Gershwin.”


A presto!
Andrew

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