“Laudate Eum in sono tubae” (Arte e Musica Antica – 37ma edizione – 30 Maggio 2018)

Un problema di “omonimia” di qualche tempo fa mi ha portato a conoscenza dei concerti proposti alla chiesa di S. Bernardino di Lallio dalla rassegna Arte e Musica Antica. Purtroppo ho avuto modo di presenziare solamente a… uno e mezzo, direi.
La chiesetta in questione è splendida, completamente affrescata, densa di un’atmosfera di raccoglimento e di un vissuto lontano (infatti è cinquecentesca)… ma è molto piccola, e pertanto offre non moltissimi posti a sedere. La prima volta ho assistito a metà di un concerto stando seduto sul gradino del sagrato; ero arrivato il prima possibile, ma a quanto pare già troppo tardi per trovare un posto all’interno.

Questa volta ho avuto occasione di arrivare molto prima e di addirittura scegliere il posto più congeniale per l’ascolto e lo scatto di qualche fotografia. In programma c’erano l’UtFaSol Ensemble (in collaborazione con gli allievi della scuola civica Artemia di Osio Sopra) e l’Ensemble G. Carissimi di Lecco. 
La particolarità, per me, di questa occasione, è stata di aver sentito suonare per la prima volta strumenti antichi diversi dagli archi o dal cembalo: in particolare il cornetto (di cui ha fatto un excursus Pietro Modesti nell’introduzione al concerto) o la bombarda, o anche i tromboni più vicini a quelli dell’epoca che ai nostri attuali moderni.
Il concerto ha alternato l’esecuzione di brani dall’organico differente ed alternato: con entrambi gli ensembles sul “palco”, come lo Stabat Mater di Scipione Stella (che mi è piaciuto moltissimo!) o Regina Coeli di Francesco Soriano, con il coro all’unisono per tutto l’inizio del brano; con alcuni strumenti accompagnati dall’organo, come il Ricercar del Duodecimo tuono o la Canzon Terza dei due Gabrieli o Anima mea liquefacta est di Orlando di Lasso (altro brano che ho gradito molto), o ancora Qui manducat meam carnem di Claudio Merulo, con l’uso dei 4 tromboni soli; ed infine altre formazioni con alcuni solisti del coro accompagnati dagli strumenti: ecco quindi ad esempio il caro Monteverdi, con il suo Deus tuorum Militum.
Il clima della chiesa di S. Bernardino ha esaltato l’aura quasi “ascetica” e a volte spirituale della musica eseguita. Notevole la preparazione di entrambe le formazioni. Bello il suono del cornetto, anche se devo ammettere di averci messo un pochino per scindere il suo timbro così particolare dagli altri, attendendo quegli sprazzi in cui il suo ruolo era preponderante, o i suoi brevi momenti diciamo solistici e le sue “fioriture” conclusive.
[Ogni volta che ascolto concerti di musica barocca ed antica mi torna la voglia di suonare il clavicembalo -che non ho, ahimé, ma col quale ho avuto un paio di anni di felice e curiosa esperienza nella mia formazione in conservatorio- e affrontare questo repertorio a suo modo così interessante e ricco. E mi rendo conto di come la scelta del pianoforte come mio strumento non mi abbia precluso l’amore per altri repertori, soprattutto quelli in cui ancora lui non era ancora nato.]
Ringrazio il “felice equivoco” che mi ha concesso la possibilità di entrare in contatto con un repertorio che ancora non avevo ascoltato dal vivo, e che mi è davvero piaciuto.
Lascio le consuete fotografie, e rimando alla prossima occasione!

A presto!
Andrew

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