Sul concerto del duo Alogna-Pascalucci (Como Classica – 22 Aprile)

E’ con un certo ritardo che ho occasione di scrivere di un bel concerto al quale ho assistito di recente. Purtroppo alcuni eventi (importanti ma anche tristi, a dire il vero) mi hanno assorbito e distratto, e soltanto ora sento di avere la voglia di parlarne. Perché comunque ho un bel ricordo di quello che ho ascoltato, e credo sia giusto parlarne.
Domenica scorsa sono stato a Como ad ascoltare un concerto del duo violino/pianoforte Davide Alogna e Fiorenzo Pascalucci. Il primo, ottimo violinista, lo conobbi, anni fa, in una fortunata occasione al Loggione del Teatro alla Scala in cui suonò con l’amica Irene Veneziano (alla quale mi ritrovai estemporaneamente a fare da girapagine, come anche altre volte… ahahaha). Fiorenzo lo conoscevo per fama (da quando vinse il noto concorso “Rina Sala Gallo”), ma oltre qualche video qua e là non avevo purtroppo ascoltato ancora nulla, ed è stata per me una vera e propria sorpresa.
Il programma presentato prevedeva due Sonate di Mozart, la K.304 in Mi minore e la K.296 in Do maggiore, assai note entrambe. Quindi un brano di Rossini, un mot à Paganini, praticamente sconosciuto ma permeato dallo stile operistico del compositore. E, per concludere, la celeberrima -nonché ardua- Sonata in La maggiore di Franck.
Quello che ho notato da subito è stata la bella sintonia fra i due esecutori che, a quanto detto, non si conoscono né collaborano da moltissimo tempo. Era piacevole il dialogo fra gli strumenti, la fantasia del fraseggio. In particolare nella K.296, Fiorenzo mi ha veramente colpito per la tavolozza sonora, la chiarezza degli abbellimenti, gli umori mutevoli nei movimenti estremi, la cantabilità delle melodie (specialmente nel secondo tempo) e la capacità di sostenere e fare “spalla-spalla” con il violino senza mai sopraffare o nasconderlo. In Davide ho ri-sentito quel suono pieno di trasporto e calore, la fisicità totale con il quale approccia, fa cantare e vibrare le corde del suo violino; la fantasia nelle ripetizioni, mai identiche, di stessi frammenti melodici.
La Sonata in La di César Franck è stato il momento più cangiante del programma. Dopo una breve introduzione storico-aneddotica sull’origine di questo pezzo, subito il pubblico è stato trascinato in quell’atmosfera rotonda, crepuscolare, dolce e anche struggente tipica di Franck. I tempi sono stati staccati più rapidamente di quanto mi è successo di ascoltare in precedenza, ma soprattutto nel primo e nell’ultimo movimento questa scelta mi ha trasmesso un senso di continuità sia discorsiva che di “tensione emotiva”, il che non è stato affatto male. L’energia travolgente ed inquieta del secondo tempo mi è piaciuta parecchio, la tenerezza quasi amorosa del canone del finale è esplosa in una coda piena di esaltazione, con sonorità brillanti e possenti.
Bello. Davvero un bel concerto.
Un ringraziamento speciale lo devo a Davide, per avermi riservato un posto all’ultimo minuto. E, da pianista, devo un sincero complimento a Fiorenzo, che mi è piaciuto tantissimo. Era da un bel po’ (escludendo quei musicisti che conosco da anni ormai, e per i quali nutro già una certa stima) che non restavo così colpito da una esecuzione pianistica.
Lascio le poche foto che sono riuscito a scattare.

A presto!
Andrew

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