Concerto del “Sinergia Duo” (2 Dicembre 2017)

Sabato scorso sono tornato in un luogo a me caro, e molto caro alla mia adolescenza di studente di pianoforte: la Villa E. Carcano di Mandello del Lario. A suo tempo -una quindicina di anni fa, ormai- ogni anno venivano proposte stagioni di concerti, dedicate a tematiche o autori differenti, e adottando soluzioni diverse: solisti, duo pianistico, ensemble cameristici eccetera. Era da allora che non ci mettevo più piede, tempi in cui la direzione dell’ambito concertistico aveva nomi di spicco quali Eli Perrotta e Chiaralberta Pastorelli. Tempi in cui ho visto passarci pianisti solisti che, oggi, sono divenuti ottimi concertisti o docenti di fama anche all’estero: penso a Roberto Plano, Alessandro Cervino, Barbara TolomelliAlessandro Commellato, Michele Montemurro e molti altri.
Ci andavo con il mio, all’epoca, insegnante di pianoforte, Michele Santomassimo, dopo aver fatto lezione, o con mio padre ed il mio migliore amico. La Villa, dai tratti art nouveau, mi affascinava, mi riportava indietro ad un periodo storico a me caro, al quale mi sentivo inspiegabilmente legato; esaltava il mio temperamento un po’ “sturmisch”, la mia vena romantica, i miei sogni che un giorno anch’io avrei potuto presenziare su quel palco, e su molti altri. Ad oggi ancora non ce l’ho fatta, chissà il futuro cosa riserverà…
Tornando a monte, sabato era previsto un concerto per violino e pianoforte, tenuto rispettivamente dal Sinergia Duo, che a dire il vero non conoscevo, composto dalla violinista Katerina Poteraieva e la pianista Anna Avzan. Il programma prevedeva due sonate, l’Op.8 di Grieg, in Fa maggiore, e l’Op.137 di Schubert, in La minore; e l’esecuzione di una trascrizione dello Schiaccianoci del caro Cajkovskij.
Purtroppo, per un errore di memoria, sono giunto in ritardo al concerto: alle 21 al posto delle 20.30, ed erano già giunte al secondo movimento della Sonata di Grieg. Sin da subito ho potuto notare la pienezza di suono della violinista, e la bellezza del suono pianistico, anche nei passaggi più azzardati o complessi. Ho gradito le polifonie curate, i fraseggi e gli equilibri sonori, soprattutto in Grieg, il cui Allegro molto vivace finale mi ha lasciato veramente soddisfatto.
Lo Schiaccianoci si è rivelato meno ricercato, più semplice e diretto, senza fronzoli. La parte che ho maggiormente gradito è stata l’Ouverture in miniatura; ma anche la Trepak e la Danza Araba le ho trovate ben eseguite.
Peccato non essere giunto in tempo! Ma quel che ho udito è stato sufficiente per comprendere la buona preparazione di entrambe le musiciste e la loro intesa musicale.
Sperando vivamente in prossime occasioni (nonché in un ritorno al passato, con vere e proprie stagioni: questo luogo così incantevole merita di essere più valorizzato!), lascio un paio di fotografie scattate.

Sperando a presto,
Andrew

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